Aspettando il X° Bando del Concorso Letterario "Donna sopra le Righe" 2018

Ricordando Angela vi regaliamo uno stralcio della lettera che Angela Altieri ci ha inviato il 04 agosto 2009

Le donne che amano la vita

Quando sono arrivata a Chianciano, qualche giorno fa, mi aspettavo di viaggiare tra colline deliziose e un buon bicchiere di vino Montalcino, da guardare a distanza e soddisfare il palato di J. e dei miei amici: il mio fegato fa quaresima! E’ arrivato come un’ inaspettata frescura, in una torrida estate, l’invito dell’Associazione IO SEMPRE DONNA a presentare il mio bloggy-libro – L’Era della debolezza – per giunta stampato non con il loro Editore. Meraviglia la gratuità con cui si muovono le persone: non avevo da dare nient’altro che me stessa ad un gruppo di sconosciute che rivivono nella mia scrittura un sentiero conosciuto; quando le donne aprono la porta per farsi incontro e braccia allargate nasce sempre un figlio che è la relazione e l’energia creatrice. Pinuccia, insieme a Luisa, Gabriella, Beatrice, conoscono direttamente e indirettamente la vita capovolta da una malattia oncologica. Invece di piangere in solitudine hanno deciso di innaffiare la pianta della solidarietà: partecipano, con le diverse responsabilità, ad una Associazione che sostiene le donne malate di cancro al seno, nel supporto psicologico, nei gruppi gratuiti di auto aiuto, nell’organizzare il trasporto per le debilitanti applicazioni di radioterapia, in ospedali non a portata di mano, e altro.
Rita, docente di scrittura creativa ha introdotto il senso della scrittura al femminile portando il pubblico all’attenzione sugli scritti miei e di Rosa Noci, con il suo Diario Piccolo: biografia trasfigurata attraverso gli occhi di un bambino che ripercorre frammenti dell’infanzia e ne recupera il mito e la catarsi. Rita ha dedicato il libro a sua madre, morta di cancro dopo anni di pene e a se stessa, paziente oncologico. Fa un certo effetto, sentir leggere invece i propri scritti da voci esperte di attori di prosa: Marcella e Stefano hanno commosso leggendo brani scelti da entrambi i testi. “Io sono la mia strada” e “Farewell my land”: i miei due post si atteggiano a seriosi scritti di una persona perbene. Mi ritengo una scribacchina con un severo, rigoroso, intollerante (verso gli stupidi ) punto di osservazione della realtà e pur sempre un funnambolo improvvisato in bilico sul precipizio delle parole e del pensiero…ebbene, Marcella ha portato la voce al silenzio della carta, voce per un cuore ferito che pulsa, non fa nulla se con danni collaterali, eppure vivo. Ho pianto sì. La vita, scrive Turoldo, è una tragedia di sole. Mi sono chiesta perché ero arrivata a scrivere e a ripetere il reato per oltre due anni.

Ero lì per rendere partecipi altri di un’intuizione: il disagio del corpo privato era andato a cercare un confronto con la malattia del corpo sociale, il mio paese infetto e terminale, e a viversi nella metafora il parallellismo tra l’uno e il tutto, il singolo e la collettività, l’uomo e il suo prossimo La mia cura in comunione con il healing degli altri: parola inglese affascinante che abbraccia corpo e spirito. Cercare la strada di guarigione nell’intimità della propria storia per gettarla come luce o provocazione sulla vita pubblica, e contaminarla di speranza se possibile e/o al contrario diventare cercatore di oro nel sociale – le associazioni e le ong incontrate, gli amici, le storie di uomini e donne straordinarie che hanno portato solo conoscenza e gioia – e attraverso la loro forza, riprendere il viaggio delle possibilità.

Alzarsi dal tavolo della presentazione e cominciare ad abbracciare tutti coloro che accorrevano per dire grazie, della loro empatia, del loro destino comune al mio, al nostro, ha mantenuto sospeso un cielo di commozione delicata, discreta.

Io e Rosa sembravamo Marta e Maria del Vangelo (la dolce Rosa dal volto contemplativo!) a Betania, nella casa dell’amicizia, dell’umano, del dolore, della morte, ad accogliere e intrattenere le donne piegate dal Leviatano, come oramai ho battezzato colui che finirà per uccidermi.

Sono stata testimone di come lo Spirito abbia fatto il suo lavoro di ricami: è entrato e si è messo a disegnare oltre le parole, un’ armonia e un canto di resistenza. Sì, molta pace, molta accettazione del vero e del reale, senza illusioni ma anche senza disperazione. Di lì a poco, eravamo tutte sorelle: l’uno e il tutto si erano fusi. Il cancro è uscito dalla porta di servizio. Non era l’invitato d’onore. La scrittura come processo teraupetico ha aperto un capitolo nuovo nell’Associazione. E’ così partita l’idea di un Concorso letterario ” Donna sopra le righe” di cui vi chiedo di leggere tutte le informazioni sul sito e di partecipare se avete i requisiti per farlo.

............................ ho incontrato sulla mia strada privata uomini e donne di un’umanità squisita, la generosità e la simpatia di chi soffre e ama una vita reale. L’Italia, nonostante il percorso terminale, è un paese che ha il cuore ancora vivo grazie alla presenza e l’impegno di migliaia di tipi come loro.

Associazione Iosempredonna Onlus
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